Tim Cain vuole fare un ultimo gioco: sogno o follia?
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Il padre di Fallout non riesce a stare fermo
C'è qualcosa di profondamente romantico — e allo stesso tempo un po' malinconico — nell'idea di un veterano dell'industria videoludica che, dopo anni di silenzio, alza la mano e dice: "Ho ancora qualcosa da dire." Tim Cain, co-creatore della saga di Fallout e mente dietro uno degli RPG più influenti della storia, ha dichiarato di voler realizzare un ultimo gioco prima di ritirarsi per la seconda volta. Sì, avete letto bene: per la seconda volta.
Come riportato da PC Gamer, Cain starebbe valutando seriamente di rientrare nell'industria per un progetto conclusivo. Una notizia che, sulla carta, dovrebbe elettrizzare qualsiasi appassionato di GDR occidentali. Ma vale davvero la pena entusiasmarsi? Oppure rischiamo di cadere nella trappola della nostalgia?
Chi è davvero Tim Cain, per chi non lo sapesse
Parliamoci chiaro: Tim Cain non è uno qualunque. È l'uomo che, insieme a Leonard Boyarsky e Jason Anderson, ha dato vita al primo Fallout nel 1997, ridefinendo il concetto di RPG isometrico con scelte morali, mondo aperto e un'ironia tagliente mai vista prima. Dopo l'avventura con Interplay e Black Isle, Cain ha co-fondato Troika Games, software house che ha prodotto titoli di culto come Arcanum, The Temple of Elemental Evil e il controverso Vampire: The Masquerade – Bloodlines. Quest'ultimo, nonostante un lancio disastroso, è oggi considerato uno dei CRPG più amati di sempre.
Insomma, il curriculum parla da solo. Non stiamo parlando di un nome che evoca solo nostalgia a vuoto: stiamo parlando di uno dei game designer più rispettati e visionari che l'Occidente abbia mai prodotto.
Ma il problema è proprio questo: il contesto è cambiato
Eccola, la nota dolente. Cain appartiene a un'epoca in cui un piccolo team poteva cambiare l'industria con budget ridotti e idee enormi. Oggi il mercato è irriconoscibile: i costi di produzione sono esplosi, il pubblico è frammentato, e i giochi indie — pur vivacissimi — faticano a emergere in un mare di uscite quotidiane.
Un eventuale progetto di Cain, a meno che non trovi un publisher solido alle spalle, rischierebbe di nascere già penalizzato. E se invece trovasse finanziamenti importanti, si rischierebbe il classico "troppi cuochi rovinano il brodo": una visione autoriale compressa dalle esigenze commerciali di chi mette i soldi.
- Budget limitato: rischio di un progetto tecnicamente datato, anche se ricco di idee
- Aspettative altissime: il confronto con Fallout è inevitabile e spietato
- Mercato saturo: gli RPG indie di qualità ci sono già — Owlcat, Larian, inXile — e alzano l'asticella ogni anno
Eppure, c'è una parte di noi che spera
Sarebbe ipocrita negarlo. L'idea che Tim Cain abbia ancora una storia da raccontare, un sistema di gioco da sperimentare, un mondo da costruire — è affascinante. Non per nostalgia cieca, ma perché i grandi designer raramente smettono di avere idee: semplicemente, a un certo punto, smettono di trovare le condizioni giuste per realizzarle.
Se Cain tornasse con un progetto piccolo, coraggioso e personale — magari finanziato via crowdfunding come ha fatto Brian Fargo con Wasteland 3 — potrebbe sorprenderci tutti. La sua visione dei sistemi RPG, dei dialoghi ramificati e della narrativa emergente è ancora attualissima. Anzi, in un'epoca in cui molti giochi di ruolo tendono ad appiattire le scelte per non alienare il pubblico casual, una voce come la sua potrebbe essere preziosa.
Il "secondo ritiro" come metafora dell'industria
C'è qualcosa di emblematico nel fatto che Cain stia considerando di tornare dopo essersi già ritirato. L'industria dei videogiochi è spietata con i veterani: li celebra nei documentari, li cita nelle interviste, poi li lascia fuori dai processi produttivi reali. Molti dei grandi nomi degli anni '90 e 2000 sono stati emarginati da un'industria sempre più dominata da publisher corporativi e logiche di franchise.
Il fatto che Cain senta ancora il bisogno di creare — non di gestire, non di consulenze, ma di fare un gioco — dice molto su chi è come persona e come artista. E dice altrettanto su quanto l'industria abbia perso nel silenziare certe voci.
Conclusione: tifiamo per lui, ma con gli occhi aperti
Tim Cain che vuole fare un ultimo gioco è una notizia bellissima sulla carta. Ma come ogni grande promessa nel mondo dei videogiochi, va accolta con entusiasmo misurato. Se il progetto prenderà forma, vorremo sapere: che tipo di gioco? Con chi? Con quali risorse? Solo allora potremo capire se si tratta di un vero atto creativo o dell'ennesima storia di un veterano che lotta contro i mulini a vento.
Nel dubbio, ci teniamo il Fallout originale sul desktop. Per ogni evenienza.
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