John Carmack aveva ragione: Microsoft ha tradito id Software
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Quando persino il padre di DOOM ammette di essersi sbagliato
Ci sono momenti nel mondo del gaming che fanno più male di una schermata di Game Over. Il commento di John Carmack sui recenti, devastanti licenziamenti a id Software è uno di quei momenti. Il leggendario co-fondatore dello studio che ha inventato il first-person shooter moderno ha ammesso pubblicamente, senza troppi giri di parole, che la sua fiducia in Microsoft si è rivelata mal riposta — e le sue parole bruciano come la doppietta di DOOM.
Come riportato da PC Gamer, Carmack ha dichiarato apertamente che la sua affermazione — quella in cui sosteneva che Microsoft sarebbe probabilmente stata un buon custode del brand — non stava invecchiando bene. Una frase lapidaria, quasi ironica, che nasconde una delusione profonda e legittima.
Un'eredità che vale miliardi, trattata come voce di bilancio
Per capire il peso di questa vicenda, bisogna fare un passo indietro. id Software non è semplicemente uno studio di sviluppo: è la culla del genere FPS. Doom, Quake, Wolfenstein — titoli che non hanno solo definito un genere, ma hanno plasmato l'intera cultura videoludica degli ultimi trent'anni. Ogni shooter moderno, da Call of Duty a Halo, esiste perché id Software ha avuto il coraggio e la genialità di aprire quella strada.
Eppure, nonostante tutto questo, Microsoft sembra incapace — o semplicemente non disposta — a riconoscere il valore reale di ciò che possiede. Come si legge nell'analisi di PC Gamer, mettere un prezzo sull'eredità di id Software è quasi impossibile. Eppure Xbox ci ha messo una cifra — e quella cifra, evidentemente, era inferiore al costo dei dipendenti che hanno contribuito a costruirla.
Il solito copione: tagliare le persone, salvare i brand
C'è un pattern inquietante che si ripete con preoccupante regolarità nel mondo Xbox. Si acquisisce uno studio leggendario, si promette rispetto per la sua identità creativa, si lascia che i fan tirino un sospiro di sollievo — e poi, qualche anno dopo, arrivano i licenziamenti. Lo abbiamo visto con Arkane, con Tango Gameworks, con Obsidian in parte, e ora con id Software in modo ancora più brutale.
La domanda che dobbiamo porci è semplice ma scomoda: ha senso acquisire studi iconici se poi li si tratta come semplici asset da ottimizzare? La risposta, ovviamente, è no. Ma la logica finanziaria di un colosso come Microsoft funziona su scala diversa rispetto alla passione dei gamer. Per Redmond, id Software è una riga in un foglio Excel. Per noi, è storia.
Carmack, l'uomo che non ha filtri
Una delle cose più preziose di John Carmack è la sua brutale onestà. In un'industria dove tutti parlano per comunicati stampa preconfezionati e frasi fatte, lui dice quello che pensa. Ha anche aggiunto — con una sfumatura che rivela saggezza più che ingenuità — che non si dovrebbe assumere per default che i dirigenti siano idioti, ma che quella possibilità non può essere esclusa a priori.
È una frase che suona quasi filosofica, ma nasconde una critica feroce. Carmack sta dicendo, in sostanza, che potrebbe esserci incompetenza al vertice. E quando a dirlo è uno dei programmatori più brillanti della storia del medium, vale la pena ascoltare.
Il paradosso Xbox: più studi, meno giochi
Quello che rende questa situazione ancora più assurda è il contesto generale di Xbox. Microsoft ha speso cifre astronomiche per acquisire Bethesda, Activision Blizzard e una pletora di studi minori. L'obiettivo dichiarato era costruire la lineup di first party più forte del settore. Il risultato, almeno per ora, è una serie di licenziamenti a cascata e una community sempre più sfiduciata.
- Studi acquisiti: decine, tra i più prestigiosi al mondo
- Nuove IP di successo lanciate: pochissime
- Licenziamenti negli ultimi due anni: migliaia di persone
- Fiducia della community: in caduta libera
Il quadro che emerge è quello di una strategia senza una visione creativa coerente. Si compra, si taglia, si spera che i brand sopravvivano da soli. Ma i brand non sopravvivono senza le persone che li hanno costruiti.
Cosa ci insegna questa storia
La vicenda di id Software dovrebbe essere un campanello d'allarme non solo per Microsoft, ma per tutta l'industria. I talenti creativi non sono risorse fungibili. Uno sviluppatore che ha lavorato su DOOM Eternal per cinque anni non si sostituisce con una nuova assunzione e una stretta di mano. Quella conoscenza, quella cultura, quella passione — una volta dispersa, è perduta per sempre.
E mentre il futuro di DOOM: The Dark Ages e dei prossimi progetti id rimane incerto, noi gamer possiamo solo sperare che qualcosa cambi davvero nella strategia di Xbox. Perché se anche id Software non è abbastanza preziosa da proteggere, allora forse — come suggerisce provocatoriamente PC Gamer — Microsoft non dovrebbe essere nel business dei videogiochi.
Carmack lo ha detto con eleganza. Noi lo diciamo in modo più diretto: basta con i licenziamenti di massa usati come scorciatoia finanziaria. L'industria videoludica merita di meglio.
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