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Xbox e id Software: quanto vale davvero un'eredità?

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Xbox e id Software: quanto vale davvero un'eredità?

Il prezzo dell'indifferenza

C'è una domanda che risuona forte nel mondo del gaming in queste ore, e non è retorica: quanto vale davvero l'eredità di id Software? Non in termini di royalty, di IP, di potenziale di mercato. Ma in termini di rispetto culturale, di consapevolezza storica, di capacità di riconoscere cosa si ha tra le mani prima di farlo a pezzi.

La risposta che Microsoft sta dando con i suoi comportamenti recenti è, purtroppo, desolante.

id Software non è uno studio qualunque

Parliamoci chiaro: id Software non è una softwarehouse come le altre. È lo studio che ha inventato il first-person shooter moderno. Doom, Quake, Wolfenstein — non sono semplici videogiochi, sono pietre miliari della cultura digitale del Novecento. Senza id Software, probabilmente metà del gaming contemporaneo non esisterebbe nella forma in cui lo conosciamo.

Quando Microsoft ha acquisito ZeniMax nel 2021 per quasi 7,5 miliardi di dollari, molti di noi — me compreso — hanno sperato che un colosso del calibro di Xbox potesse finalmente dare a questi studi la stabilità e le risorse che meritavano. Ci sbagliavamo.

Le parole di Carmack pesano come macigni

Come riportato da PC Gamer, John Carmack — co-fondatore di id Software e leggenda vivente dell'industria — ha commentato i massicci licenziamenti con una lucidità che brucia: la sua dichiarazione secondo cui «Microsoft sarà probabilmente un buon custode del brand» non sta invecchiando bene. È un'ammissione amara da parte di un uomo che di solito non ama le mezze misure.

Carmack ha anche aggiunto che non si dovrebbe assumere come punto di partenza che i dirigenti siano degli idioti — ma che nemmeno si può escluderlo. Una frase che, nel contesto attuale, suona più come un atto d'accusa che come una difesa.

I numeri del disastro ZeniMax

I dati, del resto, non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. Come documenta PC Gamer citando un filing ufficiale di Microsoft, i licenziamenti totali in casa ZeniMax hanno raggiunto quota 379 dipendenti. Di questi, ben 213 provengono da ZeniMax Online Studios — il team dietro The Elder Scrolls Online — che nell'arco di un solo anno ha perso almeno il 60% del proprio organico. Gli altri 166 arrivano da ZeniMax Media, che include Bethesda Game Studios.

Sono numeri che fanno male. Non sono tagli chirurgici, sono amputazioni.

La vera domanda: Xbox sa cosa possiede?

Qui sta il nodo centrale di tutta la questione, e val la pena dirlo senza troppi giri di parole: Microsoft sembra non capire cosa ha comprato. O peggio, lo sa benissimo e ha deciso che non vale abbastanza.

Possedere id Software significa possedere il cuore pulsante del first-person shooter. Significa avere in casa il DNA di un genere che ancora oggi genera miliardi di dollari all'anno attraverso franchise come Call of Duty, Halo, Battlefield. Significa poter dire al mondo: «Il FPS è nato qui». E invece di custodire questo patrimonio, lo si svuota dall'interno.

Come osserva giustamente l'analisi di PC Gamer, se Xbox non riesce a trovare valore nel possedere lo studio che ha fondato il genere degli sparatutto in prima persona, forse dovrebbe interrogarsi seriamente sulla propria identità come publisher videoludico.

Il paradosso della CEO anti-lavoro... alla guida di una task force sul lavoro

A rendere il tutto ancora più surreale c'è un dettaglio che sembra uscito da un racconto satirico: PC Gamer riporta che Asha Sharma, CEO di Xbox che ha appena supervisionato il licenziamento di 3.200 dipendenti, è stata scelta dalla Federal Reserve americana per guidare una task force sull'occupazione. La realtà, a volte, supera la fantasia.

Cosa dovrebbe fare Microsoft adesso?

La risposta onesta è che non lo sappiamo. Ma alcune cose sono chiare:

  • Continuare a smantellare studi storici per inseguire target finanziari trimestrali è una strategia culturalmente devastante e probabilmente controproducente anche sul lungo periodo.
  • id Software ha ancora un enorme potenziale creativo — Doom: The Dark Ages, annunciato di recente, lo dimostra — ma quel potenziale richiede investimenti in persone e visione, non tagli lineari.
  • La community non dimentica. I giocatori che oggi vedono smontare pezzo per pezzo le fondamenta del gaming moderno sono gli stessi che domani decideranno dove spendere i loro soldi.

Un'industria che si mangia la sua storia

La vicenda di id Software è un simbolo di qualcosa di più grande e preoccupante: l'industria videoludica, sempre più dominata da logiche finanziarie e da dirigenti senza radici nel medium, sta progressivamente divorando la propria storia. Si acquisiscono studi leggendari come trofei, li si sfrutta finché rendono, poi li si svuota senza troppi scrupoli.

John Carmack aveva sperato in meglio. Noi tutti avevamo sperato in meglio. E invece eccoci qui, a chiederci se davvero non esiste un modo per mettere un prezzo — e soprattutto un valore reale — sull'eredità di id Software. La risposta di Microsoft, per ora, è silenziosa e brutale quanto un colpo di shotgun a doppia canna. Solo che questa volta, a perdere è il gaming.

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