The Witcher 3: nuova espansione enorme, CD Projekt non si ferma
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Geralt non va in pensione: CD Projekt stupisce ancora
Ci sono annunci che arrivano come un pugno nello stomaco — nel senso migliore possibile. Quando PC Gamer ha riportato che la nuova espansione di The Witcher 3: Wild Hunt sarà paragonabile per dimensioni a Blood and Wine, mi sono fermato un secondo a rileggere la frase. Due volte. Perché non è una cosa da poco.
Per chi non lo ricordasse — o per chi è stato fortunato abbastanza da scoprirlo di recente — Blood and Wine era un'espansione talmente generosa da sembrare quasi un gioco a sé. Decine di ore di contenuto, una nuova mappa, una storia complessa e rifinita al millimetro. Era il tipo di DLC che faceva vergognare metà dell'industria e che ancora oggi viene citato come punto di riferimento assoluto per il genere. Dire che la nuova espansione sarà 'closer to Blood and Wine' in termini di portata significa promettere qualcosa di sostanziale, non un paio di quest secondarie e un set di armatura nuovo.
Ma perché tornare su The Witcher 3 nel 2026?
Questa è la domanda che mi ronza in testa. The Witcher 3 è uscito nel 2015 — undici anni fa. Ha ricevuto la sua next-gen update nel 2022, è stato rigiocato da milioni di persone, è diventato un classico moderno riconosciuto universalmente. CD Projekt Red nel frattempo ha già rilasciato Cyberpunk 2077 e la sua espansione Phantom Liberty, e dovrebbe essere immersa fino al collo nello sviluppo di The Witcher 4 e del nuovo capitolo di Cyberpunk.
Eppure, eccola qui: una nuova espansione per Geralt di Rivia, attesa per il 2026. E a quanto pare esiste anche dell'altro contenuto in fase avanzata di produzione che vedrà la luce entro la fine dell'anno.
Ci sono almeno due modi di leggere questa situazione. Il primo, ottimista: CD Projekt ha un team dedicato capace di lavorare su The Witcher 3 in parallelo ai progetti principali, e questa è semplicemente un'opportunità per dare ai fan qualcosa di genuinamente bello senza intaccare lo sviluppo futuro. Il secondo, più cinico: l'azienda ha bisogno di entrate stabili mentre i suoi titoli di punta sono ancora lontani, e tornare su una proprietà intellettuale sicura e amatissima è una mossa finanziariamente sensata quanto artisticamente comoda.
Il rischio del 'troppo'
C'è però un pericolo concreto in questa operazione, e sarebbe disonesto non nominarlo: il rischio di svilire un capolavoro. The Witcher 3 ha una conclusione narrativa che funziona. Blood and Wine era un congedo perfetto per Geralt, un epilogo malinconico e dolce allo stesso tempo. Aggiungere altro materiale significa inevitabilmente riaprire una porta che era stata chiusa con cura.
Non sto dicendo che sarà necessariamente un errore — CD Projekt ha dimostrato più volte di saper trattare i propri personaggi con rispetto e intelligenza narrativa. Ma il precedente dell'industria in questi casi non è sempre rassicurante. Quante volte abbiamo visto sequel, espansioni o remaster tardive che non aggiungevano nulla e anzi appannava il ricordo dell'originale?
Cosa vogliamo davvero da questa espansione?
Personalmente, spererei in qualcosa che si collochi in modo intelligente nella cronologia del gioco — magari un capitolo che esplori un angolo narrativo rimasto in ombra, o una storia che coinvolga personaggi secondari lasciati senza una vera conclusione. La scrittura di CD Projekt, quando è al suo meglio, sa essere sorprendente anche nei dettagli più piccoli.
- Una nuova regione da esplorare, con la stessa cura geografica e culturale che ha sempre contraddistinto la saga
- Personaggi nuovi e memorabili, non semplici pedine della trama
- Scelte morali con peso reale, perché The Witcher senza ambiguità non è The Witcher
- Una durata onesta — se promettono Blood and Wine, ci aspettiamo almeno 15-20 ore di contenuto di qualità
Un segnale più ampio per l'industria
C'è un aspetto di questa notizia che va oltre le mura di Novigrad. In un momento in cui l'industria videoludica appare sempre più orientata verso i live service, i battle pass e i contenuti usa-e-getta, vedere uno studio investire in un'espansione narrativa corposa per un gioco single player di undici anni è quasi un atto politico. È un modo di dire: questo tipo di giochi ha ancora senso commerciale, ha ancora un pubblico, ha ancora dignità.
E forse è proprio questo il messaggio più importante. Non quanto sarà grande la mappa, né quante ore di cutscene ci aspettano — ma il fatto che qualcuno, da qualche parte, creda ancora che valga la pena raccontare storie complesse in un videogioco, senza dover aggiungere un negozio in-game o una stagione di contenuti a scadenza.
Per ora fiducia concessa, CD Projekt. Ma le aspettative, inutile negarlo, sono altissime.
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