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MiHoYo copia ancora: quando i giganti schiacciano gli indie

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MiHoYo copia ancora: quando i giganti schiacciano gli indie

Il gigante e la formica: MiHoYo nel mirino (di nuovo)

C'è una storia che si ripete con una frequenza preoccupante nel mondo del gaming, e ogni volta che accade fa lo stesso effetto: un piccolo sviluppatore indipendente alza la mano, mostra le prove, e indica uno dei colossi del settore con un'accusa pesante come un macigno. "Hai copiato il mio gioco."

Questa volta nel banco degli imputati ci finisce MiHoYo, lo studio cinese dietro fenomeni come Genshin Impact e Honkai: Star Rail. Come riportato da PC Gamer, uno sviluppatore indie sostiene che Zenless Zone Zero abbia copiato le meccaniche del suo puzzle game, allegando un video comparativo che — bisogna ammetterlo — è piuttosto convincente. Somiglianze di design che vanno ben oltre la semplice coincidenza, e che hanno già scatenato un dibattito acceso nelle community internazionali.

La cosa che fa più rumore, però, non è tanto l'episodio in sé. È il fatto che si tratta del secondo caso analogo in meno di un mese che coinvolge MiHoYo. Il primo era già passato tra i radar di chi segue l'industria, ma due episodi così ravvicinati iniziano a delineare un pattern difficile da ignorare.

Non è solo un problema di MiHoYo

Sarebbe comodo e sbrigativo puntare il dito esclusivamente contro lo studio di Shanghai, ma il problema è strutturalmente più profondo. L'industria videoludica ha sempre camminato su una linea sottile tra l'ispirazione e la copia sfacciata. La differenza, però, è che quando a farlo è uno studio indie che riprende un'idea di un altro indie, si parla di omaggio o derivazione creativa. Quando lo fa una multinazionale miliardaria nei confronti di un piccolo sviluppatore, il discorso cambia completamente.

MiHoYo muove cifre astronomiche. Genshin Impact da solo ha generato oltre tre miliardi di dollari di ricavi nei suoi primi anni di vita. Zenless Zone Zero, pur partito in sordina rispetto ai predecessori, resta un prodotto sostenuto da un ecosistema finanziario che un dev indie si sogna. Quando un'azienda di quel calibro attinge — consapevolmente o meno — alle idee di chi lavora in garage con un budget da zero, l'asimmetria di potere è devastante.

Il problema legale: Davide contro Golia senza la fionda

Qui entra in gioco la parte più amara della storia. Anche ammettendo che le somiglianze siano evidenti e documentate, portare in giudizio MiHoYo per uno sviluppatore indipendente è praticamente impossibile. Le cause legali nel settore del gaming, specialmente quelle cross-border con aziende cinesi, sono labirinti costosi, lenti e dall'esito incerto. La protezione del diritto d'autore sulle meccaniche di gioco è notoriamente debole in molti ordinamenti: si protegge il codice sorgente, la grafica, la musica — ma l'idea di gameplay in sé è quasi impossibile da tutelare legalmente.

Il risultato? Lo sviluppatore indie pubblica un video su Reddit, raccoglie like e solidarietà, e poi... niente. MiHoYo rilascia un aggiornamento, la community di Zenless Zone Zero passa oltre, e tra sei mesi nessuno si ricorderà più di questa storia. Questo schema si ripete ciclicamente da anni nell'industria, e non riguarda solo MiHoYo: basti pensare alle polemiche che hanno investito in passato Riot Games, Zynga o decine di altri studi di medie e grandi dimensioni.

La community come unica arma

Detto questo, sarebbe sbagliato cadere nel nichilismo. Nell'era dei social media, la pressione della community ha un peso reale. Non sempre cambia le cose in modo diretto, ma contribuisce a costruire una reputazione — o a demolirla. MiHoYo è già finita nell'occhio del ciclone due volte nel giro di poche settimane, e questo tipo di attenzione negativa, accumulandosi, può influenzare la percezione del brand tra i giocatori occidentali, un mercato su cui lo studio punta sempre di più.

Allo stesso tempo, chi lavora nello sviluppo indie ha un dovere: documentare, pubblicare, fare rumore prima ancora che il gioco dei grandi venga rilasciato. I video comparativi come quello pubblicato in questo caso sono strumenti potenti di comunicazione. Non sostituiscono la tutela legale, ma almeno mettono agli atti una testimonianza pubblica difficile da cancellare.

Cosa dovrebbe fare l'industria

La soluzione sistemica, se mai arriverà, dovrà passare da più direzioni:

  • Maggiore tutela legale per le meccaniche di gameplay originali, almeno entro certi limiti definiti;
  • Codici etici interni agli studi di sviluppo che impongano verifiche su possibili sovrapposizioni con lavori preesistenti;
  • Fondi di supporto legale per gli sviluppatori indie che si trovano a fronteggiare colossi finanziari;
  • Trasparenza da parte delle piattaforme come Steam o l'App Store nel segnalare casi di plagio documentati.

Nessuna di queste soluzioni è semplice o rapida. Ma l'alternativa — ignorare il problema e lasciare che i piccoli vengano sistematicamente saccheggiati dai grandi — è semplicemente inaccettabile per un'industria che si riempie la bocca di creatività e innovazione ogni volta che c'è da fare marketing.

Conclusione: applausi non bastano

Solidarizzare con lo sviluppatore indie su Reddit è il minimo. La vera sfida è trasformare quella solidarietà in qualcosa di concreto — che si tratti di acquistare il gioco originale, di amplificare la storia fino a costringere MiHoYo a una risposta pubblica, o semplicemente di tenere viva la memoria di questi episodi quando si parla di etica nell'industria videoludica.

I giganti hanno le spalle larghe. Ma anche le reputazioni si consumano, un episodio alla volta.

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