Highguard chiude: il gaming tossico ha ucciso uno studio?

Highguard è morto: e adesso tutti cercano il colpevole
Ci sono storie nel mondo del gaming che fanno male due volte. La prima quando le vivi, la seconda quando ci rifletti sopra con calma. La chiusura di Highguard è una di quelle storie. Meno di due mesi dopo il lancio, lo studio chiude i battenti. E come spesso accade in questi casi, il dibattito si è immediatamente spostato su chi o cosa abbia affossato il progetto.
Come riportato da PC Gamer, un ex sviluppatore dello studio ha rilasciato dichiarazioni importanti: il clima di odio e di grave-dancing — ovvero quel disgusting sport online che consiste nel ballare sulla tomba di qualcuno ancora prima che sia morto — potrebbe aver accelerato la timeline del fallimento, ma non ne è stata la causa primaria.
Una distinzione sottile, ma fondamentale. E su cui vale la pena soffermarsi.
Il problema del traino negativo: quando la community diventa un'arma
Chiunque segua il gaming con una certa attenzione sa di cosa stiamo parlando. Esiste un sottobosco di utenti — presente su Reddit, Twitter/X, YouTube e forum vari — che si specializza nel demolire i giochi ancora prima che escano. Non per spirito critico costruttivo, ma per un misto di cinismo, noia e, in alcuni casi, vera e propria malevolenza organizzata.
Nel caso di Highguard, questo fenomeno si è manifestato già dal reveal trailer. Un trailer che, evidentemente, non ha convinto il pubblico. Fin qui tutto normale: la critica preventiva esiste ed è legittima. Il problema nasce quando quella critica degenera in qualcosa di più oscuro: campagne di harassment, commenti aggressivi verso i singoli sviluppatori, una narrativa collettiva che trasforma un gioco in un punchingball culturale.
L'ex sviluppatore ha avuto il coraggio di nominare queste 'angoli molto bui del discorso', pur ammettendo onestamente che non sono stati il motivo principale della chiusura. Questo tipo di trasparenza è raro e va apprezzato. Spesso gli studi chiudono in silenzio, o peggio, scaricano tutta la colpa sulla community senza fare autocritica.
Allora di chi è la colpa? La risposta scomoda
Ecco il punto che nessuno vuole sentirsi dire: probabilmente la colpa è di tutti e di nessuno allo stesso tempo. Uno studio può fallire per decine di ragioni — scarsa gestione del budget, design sbagliato, timing di mercato avverso, mancanza di un publisher solido, visione creativa non allineata alle aspettative del pubblico. La tossicità online può essere un accelerante, ma raramente è la scintilla iniziale.
E tuttavia questo non assolve completamente chi ha trasformato il fallimento di Highguard in uno spettacolo. C'è qualcosa di profondamente disturbante nel modo in cui certi angoli della community gaming festeggiano la chiusura di uno studio. Dietro ogni gioco cancellato o studio chiuso ci sono persone reali — sviluppatori, artisti, designer — che hanno investito anni della propria vita in un progetto. Ridere di questo è, semplicemente, una cosa sbagliata.
Un pattern che si ripete
Highguard non è un caso isolato. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un pattern preoccupante: giochi che vengono linciati pubblicamente ancora prima di poter dimostrare il proprio valore, community che si auto-organizzano per demolire i metascore il giorno del lancio, campagne coordinate che trasformano ogni nuovo IP in un campo di battaglia ideologico. Il risultato? Gli investitori si spaventano, i publisher stringono i cordoni della borsa, e alla fine sono proprio i giochi più originali e rischiosi a pagarne il prezzo.
È un paradosso crudele: la stessa community che lamenta la mancanza di originalità nel gaming è spesso la prima a punire chi prova a fare qualcosa di diverso.
Cosa possiamo imparare da questa storia
La vicenda di Highguard dovrebbe farci riflettere su come consumiamo e commentiamo il gaming. Non si tratta di essere acritici o di applaudire ogni progetto per partito preso. Si tratta di mantenere un livello minimo di umanità nel dibattito.
Criticare un gioco è giusto e necessario. Fare a gara per affondarlo con il maggiore cinismo possibile non aggiunge nulla al discorso — anzi, lo impoverisce. E come dimostra il caso Highguard, in alcuni casi può persino avere conseguenze reali sul destino di uno studio.
La chiusura di Highguard lascia aperta una domanda a cui nessuno ha ancora risposto in modo soddisfacente: quanti altri studi stiamo perdendo perché abbiamo normalizzato la tossicità come forma di critica? Non lo sapremo mai con certezza. E forse è proprio questo il dato più deprimente di tutti.
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