Il film di Mortal Kombat non vuole essere giudicato: e allora cos'è?
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"Non giudicatelo come un film" — ma allora come?
C'è una notizia che circola in queste ore e che, più di tante altre, mi ha fatto alzare un sopracciglio con una certa dose di incredulità. Il produttore del nuovo film di Mortal Kombat si è detto infastidito dal fatto che i critici cinematografici stiano recensendo la pellicola come... un film. Come riportato da PC Gamer, la lamentela è genuina: il produttore ritiene che il metro di giudizio applicato dalla critica professionale non sia adeguato a questo tipo di prodotto.
La domanda che sorge spontanea — e che nessuno sembra voler porre apertamente — è: se non è un film, cos'è?
Il solito problema delle trasposizioni videoludiche
Siamo onesti: i film tratti da videogiochi hanno una storia travagliata. Per ogni Sonic the Hedgehog che ha sorpreso tutti con il suo approccio scanzonato e divertente, ci sono una dozzina di trasposizioni che hanno deluso sia i fan dei giochi originali sia il pubblico generalista. Mortal Kombat non fa eccezione a questa regola non scritta.
Il film del 1995 è ancora ricordato con affetto nostalgico da chi c'era — colonna sonora inclusa, praticamente il vero protagonista di quella pellicola. Il reboot del 2021 aveva diviso il pubblico: gore soddisfacente per i fan della serie, trama piuttosto traballante per chiunque cercasse qualcosa di più. E adesso ci troviamo con un produttore che, prima ancora che il dibattito si consolidi, si lamenta del fatto che i critici facciano il loro mestiere.
Un precedente pericoloso
Questa posizione è, a mio avviso, problematica per una ragione molto semplice: stabilisce un precedente pericoloso. Se iniziamo ad accettare che certi prodotti debbano essere esentati dalla critica standard perché appartengono a una categoria ibrida — né film vero né qualcos'altro di chiaramente definito — apriamo una porta che farà comodo soprattutto a chi vuole incassare senza rendere conto della qualità.
Non è la prima volta che succede qualcosa di simile. Ricordate le polemiche sui film Marvel accusati di essere «parchi a tema» da Scorsese? Anche lì il dibattito era acceso, ma almeno nessun produttore Marvel si era mai lamentato del fatto che i critici li trattassero come film. Anzi, quei film ambivano a essere presi sul serio.
Il pubblico dei videogiochi merita di meglio
C'è un aspetto che mi tocca particolarmente come appassionato di gaming: il pubblico che ama Mortal Kombat ha una storia lunga, una cultura profonda e un senso critico ben sviluppato. I fan della serie di NetherRealm non sono spettatori passivi che accettano qualunque cosa venga loro propinata con il logo del gioco sopra. Sono persone che discutono di frame data, di tier list, di lore decennale.
Dire loro «non giudicatelo come un film» equivale a dire «abbassate le aspettative e godetevi lo spettacolo». È un approccio paternalistico che non rispetta né il pubblico gaming né quello cinematografico.
Cosa dovrebbe fare una trasposizione videoludica di qualità?
- Rispettare il materiale di partenza, senza doverlo necessariamente replicare in modo pedissequo
- Costruire una narrativa autonoma che funzioni anche per chi non conosce il gioco
- Accettare il giudizio critico come parte integrante del processo creativo
- Non nascondersi dietro l'etichetta di «fan service» per giustificare lacune narrative o produttive
La critica non è il nemico
Concludo con una riflessione che spero arrivi chiara: la critica cinematografica non è il nemico delle trasposizioni videoludiche. È, semmai, uno strumento prezioso per capire perché certi progetti funzionano e altri no. Lamentarsi delle recensioni negative è comprensibile — nessuno ama vedere il proprio lavoro demolito — ma farlo sostenendo che il metro di giudizio applicato sia sbagliato per definizione è un modo per rifiutarsi di imparare.
Se il film di Mortal Kombat è buono, le recensioni positive parleranno da sole. Se non lo è, nessuna lamentela del produttore cambierà la realtà. Il pubblico, nel frattempo, deciderà con il portafoglio — come ha sempre fatto.
E forse è proprio questo che spaventa davvero.
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