Embracer Group si smembra: fine di un'era o ultima mossa?
- #Embracer Group
- #Legacy of Kain
- #Deus Ex
- #industria videoludica
- #gaming industry
- #licenze

Embracer Group: il colosso coi piedi d'argilla si spezza in due
C'è qualcosa di profondamente malinconico nel guardare Embracer Group sgretolarsi pezzo dopo pezzo. Una volta era il sogno folle di un publisher svedese che voleva comprare mezzo mondo videoludico, oggi è un'azienda che si taglia le gambe per tentare di restare in piedi. E l'ultimo capitolo di questa storia è forse il più surreale di tutti.
Come riportato da PC Gamer, Embracer ha annunciato una vera e propria biforcazione societaria, con una nuova quotazione in borsa all'orizzonte e, dettaglio che ha fatto sobbalzare più di un appassionato, la decisione di mettere in licenza i diritti di icone come Kain e JC Denton. Sì, parliamo di Legacy of Kain e Deus Ex. Due franchise storici, due nomi che profumano di anni d'oro del gaming, trattati oggi come asset da valorizzare sul mercato.
Da acquirente seriale a svendita di massa
Vale la pena ricordare da dove viene Embracer per capire quanto sia vertiginosa questa caduta. Tra il 2020 e il 2022, la holding svedese aveva acquistato tutto ciò che era acquistabile: Crystal Dynamics, Eidos-Montréal, Dark Horse Comics, una fetta importante di Middle-earth Enterprises. L'idea era quella di costruire un impero multimediale, un ecosistema capace di competere con i giganti americani e giapponesi.
Poi è arrivato il crollo. Un accordo da tre miliardi con un partner rimasto anonimo — quasi certamente legato all'Arabia Saudita — è saltato nell'estate del 2023, e da quel momento Embracer ha iniziato a smobilitare. Studi chiusi, licenziamenti a raffica, IP vendute. Crystal Dynamics è finita a Take-Two, Saber Interactive è stata scorporata, e la lista potrebbe continuare a lungo.
Il problema non è solo finanziario
Sarebbe troppo semplicistico liquidare tutto come una questione di numeri in rosso. Il vero problema di Embracer era strutturale: comprare decine di studi senza avere una visione editoriale coerente è una ricetta per il disastro. Ogni acquisizione aggiungeva costi fissi, personale da gestire, progetti da supervisionare. E quando il rubinetto dei finanziamenti si è chiuso, il castello di carte è crollato.
La scelta di mettere in licenza Kain e JC Denton è sintomatica di questa impasse. Embracer possiede i diritti di queste IP ma evidentemente non ha né le risorse né la volontà di sviluppare nuovi giochi in autonomia. Meglio incassare royalty da chi vuole usare quei nomi, nella speranza che qualcuno abbia voglia — e soprattutto i soldi — per riportare in vita questi franchise.
Ma c'è una speranza per Kain e Denton?
Questa è la domanda che si pongono i fan, e onestamente è quella che mi interessa di più come appassionato. Legacy of Kain è una serie ferma dal 2003, quando Defiance chiuse la storia senza il finale che meritava. Deus Ex ha avuto il suo ultimo capitolo con Mankind Divided nel 2016, anch'esso conclusosi su un cliffhanger che non ha mai trovato risposta.
L'idea che queste IP possano finire nelle mani di uno studio capace e motivato è, in teoria, entusiasmante. Ma la parola chiave è in teoria. Il mercato dei licensing è spietato: spesso i diritti vengono acquistati, annunciati con grancassa e poi nulla si materializza per anni. O peggio, viene prodotto qualcosa che non fa onore all'originale.
- Legacy of Kain meriterebbe un reboot narrativo curato, non un live service qualsiasi
- Deus Ex ha bisogno di uno studio con una visione chiara sugli immersive sim, categoria oggi in grande salute
- Entrambe le serie richiedono investimenti significativi e coraggio creativo
La biforcazione: mossa intelligente o foglia di fico?
Sul piano strettamente finanziario, dividere Embracer in due entità distinte e quotare una nuova società potrebbe avere senso. Permette di separare gli asset più appetibili da quelli più problematici, attirare investitori diversi e potenzialmente ristrutturare i debiti in modo più gestibile.
Ma dal punto di vista dell'industria videoludica, rimane una mossa che puzza di disperazione. Stiamo parlando di una delle holding che negli ultimi anni ha plasmato — per il bene e per il male — l'ecosistema del gaming occidentale. Vederla ridotta a smistare licenze come un mercatino dell'usato è uno spettacolo tutt'altro che edificante.
E il messaggio che arriva agli sviluppatori è devastante: anni di lavoro, di culture aziendali costruite con pazienza, di talenti coltivati, tutto sacrificato sull'altare di una strategia finanziaria mal calibrata. I veri perdenti di questa storia non sono gli azionisti, ma le persone che hanno perso il lavoro e i giocatori che non vedranno mai i sequel che aspettavano.
Conclusione: un monito per tutta l'industria
La parabola di Embracer dovrebbe far riflettere chiunque abbia a cuore la salute del settore. La crescita compulsiva, alimentata da capitale speculativo e da logiche finanziarie distanti dalla realtà creativa, non è un modello sostenibile. I videogiochi non sono widget: richiedono tempo, visione e una cultura aziendale stabile per emergere.
Speriamo almeno che da questo sfacelo nascano, per vie traverse, nuove opportunità per i franchise che meritano di tornare. Kain e JC Denton lo meritano eccome. Il problema è che nel mercato attuale, sperare non basta.
Dove comprare
Ricevi le offerte su Telegram
Una notifica appena un gioco che segui scende di prezzo, niente spam.



