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Blizzard e il nuovo StarCraft: speranza o specchietto per le allodole?

4 min di lettura
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Blizzard e il nuovo StarCraft: speranza o specchietto per le allodole?

Blizzard assume per uno sparatutto open-world: e se fosse davvero StarCraft?

Ogni volta che Blizzard fa trapelare qualcosa — anche solo un'offerta di lavoro — il web esplode. È quasi un rituale ormai: si cerca tra le righe di un annuncio HR come se fossero geroglifici egizi, e questa volta l'oggetto del desiderio è uno dei franchise più amati e abbandonati della storia dei videogiochi: StarCraft.

Come riportato da PC Gamer, Blizzard sta cercando sviluppatori per un progetto descritto come uno sparatutto open-world, con la particolarità non da poco di utilizzare Unreal Engine anziché i motori proprietari dell'azienda. Dettaglio tecnico che, in realtà, dice moltissimo su dove sta andando la compagnia.

Perché questo annuncio fa rumore

Prima di tutto, facciamo un passo indietro. StarCraft 2 ha ricevuto il suo ultimo contenuto narrativo nel 2015, con Legacy of the Void. Da allora, la serie è entrata in una sorta di limbo dorato: ancora giocata, ancora amata, ma completamente ignorata da Blizzard sul fronte dei nuovi sviluppi. Nel 2022 la compagnia ha addirittura confermato che non ci sarebbero stati nuovi contenuti per StarCraft 2, una dichiarazione che aveva lasciato la community con un sapore amaro in bocca.

Poi arriva questo annuncio. Uno sparatutto open-world. Su Unreal Engine. Da Blizzard.

Ora, incrociando i dati: StarCraft ha sempre avuto un'identità ibrida, a metà tra strategia in tempo reale e narrativa fantascientifica militaresca con protagonisti fortissimi. Un reboot in chiave sparatutto open-world non sarebbe poi così assurdo. Anzi, ricorderebbe vagamente quello che Bungie fece con Halo quando abbandonò Marathon — prendere un'IP di culto e darle una forma nuova, più accessibile al grande pubblico.

Il cambio di motore: segnale sottovalutato

Il dettaglio sull'Unreal Engine merita una riflessione a parte. Blizzard ha sempre sviluppato i propri giochi con tecnologie interne, gelosamente custodite. Il fatto che questo nuovo progetto utilizzi UE suggerisce una di queste cose: o si tratta di un team relativamente piccolo che ha bisogno di muoversi velocemente, oppure Blizzard sta deliberatamente cambiando approccio per attrarre talenti abituati agli strumenti più diffusi nell'industria.

In entrambi i casi, è un segnale di cambiamento culturale importante. Blizzard non è più la fortezza inespugnabile di un tempo — e dopo anni di controversie interne, acquisizioni da parte di Microsoft e ristrutturazioni, forse è anche comprensibile che si stia adattando.

L'ombra del sospetto: hype o sostanza?

Detto questo, permettetemi di essere onesto: ci siamo scottati troppe volte. Ricordate Diablo Immortal? Ricordate come fu annunciato? Quella famosa frase «Don't you guys have phones?» è diventata un meme eterno proprio perché rappresentava il distacco tra le aspettative della community e la direzione reale dell'azienda.

Blizzard ha un talento particolarissimo nel generare hype organico semplicemente... esistendo. Un'offerta di lavoro diventa notizia mondiale. Un brevetto diventa oggetto di speculazioni per mesi. E spesso, alla fine, il prodotto reale delude — o almeno non corrisponde a ciò che i fan si erano immaginati.

Quindi sì, potrebbe essere StarCraft. Ma potrebbe anche essere qualcosa di completamente diverso, magari un nuovo IP, magari qualcosa legato all'universo di Overwatch, o persino un progetto destinato a essere cancellato tra due anni. L'industria del gaming, come ci ricorda dolorosamente la vicenda di Eidos-Montréal — dove un gioco quasi completo è stato cancellato portando al licenziamento di oltre 120 persone — non offre nessuna garanzia che un progetto in sviluppo arrivi mai nelle nostre mani.

Cosa vorremmo davvero vedere

Se mi è permessa un'opinione personale: la cosa più interessante che Blizzard potrebbe fare con StarCraft non è replicare il modello RTS dell'originale, ma espanderne il lore in una forma nuova. L'universo di Terran, Zerg e Protoss è ricchissimo, cinematograficamente potente, e inspiegabilmente sottoutilizzato al di fuori dei giochi di strategia.

  • Un open-world narrativo con meccaniche da shooter, ambientato durante le guerre Zerg, sarebbe qualcosa di straordinario.
  • Un gioco di ruolo action con protagonista Jim Raynor o Kerrigan avrebbe un pubblico enorme pronto ad accoglierlo.
  • Persino un titolo più contenuto, tipo un hero shooter più elaborato di Overwatch ma con l'estetica di StarCraft, potrebbe funzionare.

Il potenziale c'è. La domanda è se Blizzard, dopo anni di turbolenze, abbia ancora la visione e il coraggio per realizzarlo davvero.

Conclusione: speranza razionata

Per ora, quello che abbiamo è un'offerta di lavoro e tante speculazioni. Non abbastanza per festeggiare, ma abbastanza per tenere gli occhi aperti. Se Blizzard sta davvero lavorando a un nuovo capitolo dell'universo StarCraft in forma di sparatutto open-world, potremmo trovarci davanti a uno dei ritorni più attesi dell'ultimo decennio videoludico.

Ma finché non vediamo qualcosa di concreto, la speranza va razionata. Con cautela, ma con genuino entusiasmo.

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