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Assassin's Creed Hexe perde un altro dirigente: è davvero preoccupante?

4 min di lettura
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  • #Assassin's Creed
Assassin's Creed Hexe perde un altro dirigente: è davvero preoccupante?

Quando i pezzi grossi se ne vanno, qualcosa non va

C'è una regola non scritta nel mondo dello sviluppo videoludico: quando un progetto perde un dirigente, può essere sfortuna. Quando ne perde due in meno di due mesi, cominci a farti domande serie. Ed è esattamente quello che sta succedendo con Assassin's Creed Hexe, il capitolo della saga Ubisoft ambientato nell'Europa della caccia alle streghe, che secondo quanto riportato da PC Gamer ha appena salutato il suo secondo sviluppatore di livello director nel giro di pochissimo tempo.

Ora, potremmo liquidare la faccenda con un semplice 'capita'. Il settore videoludico è volatile, le persone cambiano lavoro, i talenti vengono corteggiati dalla concorrenza. Ma sarebbe disonesto ignorare il contesto più ampio in cui questa notizia arriva.

Ubisoft: un'azienda in cerca di se stessa

Negli ultimi anni Ubisoft ha vissuto un periodo a dir poco turbolento. Tra Skull and Bones che ha deluso le aspettative dopo anni di sviluppo infinito, le polemiche attorno al lancio di Star Wars Outlaws e la narrativa sempre più difficile da gestire attorno al brand Assassin's Creed stesso, la casa francese sembra in perenne ricerca di una direzione stabile.

Hexe era stato presentato come qualcosa di diverso, di più cupo e atmosferico, quasi una risposta a chi chiedeva maggiore coraggio creativo. Un contesto storico affascinante, una protagonista femminile in un'epoca di persecuzioni, la promessa di un gameplay più orientato all'infiltrazione psicologica che all'azione spettacolare. Sulla carta, tutto convincente. Ma uno sviluppo sano non perde i suoi riferimenti creativi a cadenza mensile.

Cosa significa davvero perdere un director

È importante capire che non stiamo parlando di un programmatore junior o di un designer di livello intermedio. Un developer di livello dirigenziale porta con sé una visione, una rete di relazioni interne, una conoscenza approfondita dello stato del progetto. Quando se ne va, non si perde solo una risorsa umana: si perde coerenza, si rischia di dover ricominciare conversazioni già chiuse, di rimettere in discussione scelte già prese.

Nel migliore dei casi, si tratta di uscite concordate e gestite con ordine, con passaggi di consegne accurati. Nel peggiore, siamo davanti a segnali di disaccordi interni sulla direzione creativa, su scadenze irrealistiche, o su condizioni lavorative problematiche. Senza informazioni ufficiali da parte di Ubisoft, ovviamente non possiamo sapere quale delle due ipotesi sia quella giusta. Ma il silenzio dell'azienda non aiuta a rassicurare.

Il problema più grande: la fiducia dei giocatori

C'è un aspetto che rischia di passare in secondo piano ma che è forse il più importante di tutti: la fiducia del pubblico. Dopo anni di promesse e risultati altalenanti, il brand Assassin's Creed ha bisogno di stabilità narrativa anche fuori dal gioco, intesa come coerenza dei messaggi, delle persone e delle ambizioni dichiarate.

Shadows ha rappresentato un tentativo di rimettere in carreggiata la serie, con risultati commerciali discreti ma un'accoglienza critica non esaltante. Hexe avrebbe dovuto essere il secondo atto di questa rinascita. Se invece arriva sul mercato con le cicatrici di un development travagliato, il rischio è che i giocatori lo percepiscano anche senza saperlo: nelle idee tagliate, nei livelli che sembrano meno rifiniti, nella mancanza di quella visione unitaria che solo chi è rimasto dall'inizio alla fine può garantire.

Possiamo ancora sperare in qualcosa di buono?

La risposta onesta è: sì, ma con riserva. La storia dei videogiochi è piena di titoli che hanno attraversato sviluppi caotici e sono comunque usciti dignitosamente, a volte anche magnificamente. Cyberpunk 2077, nonostante tutto, è diventato nel tempo un gioco rispettato. Final Fantasy XV ha cambiato director a metà sviluppo ed è comunque arrivato in porto.

Ma per ogni storia a lieto fine ce n'è un'altra che finisce con un lancio disastroso, patch di emergenza e scuse sui social. E Ubisoft, in questo momento storico, non ha abbastanza credibilità accumulata per permettersi un altro scivolone.

  • Due dirigenti persi in due mesi sono un segnale oggettivo di instabilità
  • Ubisoft non ha commentato pubblicamente nessuna delle due uscite
  • Hexe era atteso come un progetto coraggioso: il rischio è che diventi l'ennesima occasione mancata

Continueremo a seguire la situazione. Sperando, sinceramente, di doverci ricredere.

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