WoW: Midnight userà musica umana, non IA. E non è scontato

Quando 'niente IA' diventa una notizia
Fermatevi un secondo a riflettere su questo: nel 2026, un compositore che lavora a un grande videogioco AAA si sente in dovere di dichiarare pubblicamente di essere contento di poter fare il proprio lavoro senza essere sostituito da un algoritmo. E quella dichiarazione diventa una notizia. Se questo non vi dice tutto sullo stato dell'industria videoludica — e di quella creativa in generale — non so cosa possa farlo.
Il compositore capo di World of Warcraft: Midnight, il prossimo grande capitolo dell'MMO di Blizzard, ha rilasciato alcune dichiarazioni a PC Gamer nelle quali esprime la propria gratitudine per il fatto che il team musicale stia lavorando senza ricorrere all'intelligenza artificiale generativa. Come riportato da PC Gamer, le sue parole esatte traducono un sentimento di sollievo quasi palpabile: si sente «molto fortunato e felice» di lavorare in questo modo.
Il contesto: un'industria che si interroga sull'IA
Per capire il peso di queste parole, bisogna inquadrarle nel panorama attuale. Negli ultimi due anni, decine di studi hanno ridotto i team creativi — compositori, artisti, doppiatori, narratori — citando tra le motivazioni anche l'adozione di strumenti basati sull'intelligenza artificiale. Non sempre in modo esplicito, certo. Spesso con eufemismi come «ristrutturazione» o «ottimizzazione del pipeline creativo».
World of Warcraft ha una delle colonne sonore più iconiche della storia dei videogiochi. Dai temi melanconici di Elwynn Forest alle epiche orchestrazioni delle espansioni più recenti, la musica di WoW è parte integrante dell'identità del gioco. Sarebbe stato un affronto culturale — oltre che artistico — vederla delegata a un sistema generativo. Eppure, stando alla notizia, il rischio evidentemente esiste, se il compositore stesso sente il bisogno di sottolinearne l'assenza.
Blizzard fa la cosa giusta, ma non aspettatevi un applauso incondizionato
Intendiamoci: il fatto che Blizzard stia mantenendo una squadra di compositori umani per Midnight è una buona notizia, e va riconosciuto. Ma sarebbe ingenuo trasformarlo in un atto di eroismo aziendale. Fare musica originale con professionisti pagati dovrebbe essere lo standard, non l'eccezione da celebrare.
Il problema è sistemico. Quando le grandi produzioni iniziano a usare l'IA per tagliare i costi, le produzioni medie le seguono per restare competitive, e quelle piccole rischiano di non avere alternativa. Il risultato è un mercato in cui la scelta di assumere un compositore umano diventa, paradossalmente, un elemento di differenziazione.
- Qualità artistica: la musica generativa può essere funzionale, ma raramente emozionale. Manca di quella coerenza narrativa che solo un compositore che conosce il lore, i personaggi e l'evoluzione di un franchise può dare.
- Identità del brand: WoW è anche la sua musica. Delegarla all'IA significherebbe erodere uno degli strati più profondi del legame con i giocatori di lunga data.
- Rispetto per i lavoratori: i compositori, come tutti gli artisti del medium, meritano di non dover giustificare la propria esistenza professionale ogni volta che esce un nuovo modello generativo.
Un segnale per l'industria?
La speranza è che dichiarazioni come quella del compositore di Midnight contribuiscano a normalizzare una conversazione che l'industria tende a evitare. Non si tratta di demonizzare l'IA come strumento — può avere applicazioni legittime nel game development — ma di definire con chiarezza dove non dovrebbe mettere piede.
La composizione musicale, il doppiaggio, la scrittura narrativa, il concept art: queste sono le aree in cui l'esperienza umana, la cultura, le emozioni vissute fanno la differenza tra un prodotto che ti tocca e uno che ti lascia indifferente. E i giocatori di WoW, abituati a vent'anni di musica che sa di avventura, nostalgia e meraviglia, lo sentirebbero immediatamente.
Conclusione: essere «fortunati» non basta
Chiudo con una riflessione personale: trovo profondamente triste che un professionista di talento, che lavora a uno dei franchise più importanti della storia del gaming, debba sentirsi fortunato per poter esercitare il proprio mestiere. Quella fortuna dovrebbe essere un diritto acquisito, non un privilegio concesso dalla benevolenza aziendale.
Blizzard per ora ha fatto la scelta giusta. Speriamoci che la faccia anche la prossima volta — e che non aspetti che i fan debbano fare pressione per ottenerla.
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