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Sony crede ancora nei live service: speranza o ostinazione?

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Sony crede ancora nei live service: speranza o ostinazione?

Sony non molla: ma qualcuno dovrebbe dirglielo?

C'è un momento in cui la fiducia smette di essere una virtù e diventa testardaggine. Sony Interactive Entertainment sembra aver deciso di non trovare mai quel confine. Il presidente Hideaki Nishino ha ribadito, come riportato da Eurogamer, che l'azienda crede ancora fermamente nei giochi live service, nonostante un recente curriculum che definirei, diplomaticamente, disastroso.

Parliamoci chiaro: Sony ha bruciato centinaia di milioni di dollari su progetti live service che sono implosi prima ancora di trovare un pubblico. Concord è diventato il simbolo di tutto ciò che può andare storto: un gioco costato anni di sviluppo e una cifra oscena di risorse, ritirato dal mercato nel giro di poche settimane dal lancio. Prima di lui, altri titoli ambiziosi sono stati cancellati in silenzio, senza nemmeno la dignità di un annuncio ufficiale degno di nota.

Il problema non è il modello, è l'esecuzione — o forse entrambi

I difensori di Sony direbbero che il live service, come modello di business, non è intrinsecamente sbagliato. Ed è vero, almeno in parte. Destiny 2 ha dominato per anni. Fortnite è ancora lì, imperterrito. Helldivers 2, ironia della sorte targata proprio PlayStation, è stato uno dei pochi successi recenti del genere. Ma il punto è che per ogni Helldivers 2 ci sono dieci Concord in attesa di fallire.

La domanda che nessuno in Sony sembra volersi porre seriamente è: perché continuiamo a perdere? Non è una questione di fortuna o di mercato avverso. È una questione di visione, di identità. Sony ha costruito la sua reputazione su esperienze narrative profonde e singleplayer di qualità assoluta — The Last of Us, God of War, Ghost of Tsushima. Ogni euro sprecato su un live service mediocre è un euro sottratto a quel tipo di eccellenza.

Il paradosso PlayStation

C'è qualcosa di profondamente contraddittorio nella posizione di Sony. Da un lato, lo studio interno Naughty Dog sta lavorando a quello che promette di essere uno dei titoli narrativi più ambiziosi della generazione. Dall'altro, la stessa azienda continua a inseguire il miraggio del live service eterno, convinta che prima o poi il jackpot arriverà. È come un giocatore d'azzardo che ha già perso la camicia ma è convinto che la prossima mano cambierà tutto.

Nishino ha dichiarato che Sony non si arrenderà, che il potenziale di questi giochi è ancora enorme. E tecnicamente ha ragione: il mercato dei live service genera miliardi. Ma quei miliardi vanno a pochissimi titoli dominanti che hanno costruito community fedeli nel corso di anni. Entrare in quel mercato oggi, nel 2026, con un prodotto nuovo è come cercare di aprire un bar davanti a un McDonald's già affollato e sperare che i clienti cambino abitudini.

Cosa dovrebbe fare Sony, davvero

La mia opinione, dopo anni a seguire questo settore, è che Sony debba smettere di inseguire ciò che non le appartiene e tornare a fare ciò che sa fare meglio. Non significa abbandonare completamente i live service — significa essere più selettiva, più onesta con sé stessa su quali progetti hanno una reale identità e non sono semplici cloni di titoli già esistenti.

  • Meno progetti, più qualità: meglio un solo live service ben fatto che cinque mediocri destinati al fallimento.
  • Ascoltare la community prima, non dopo: Concord aveva segnali di allarme lampanti già in fase di beta. Ignorarli è stato un errore strategico colossale.
  • Valorizzare i propri franchise: Sony ha IP enormi che potrebbero funzionare in formato live service senza snaturarsi. Un gioco multiplayer ambientato nell'universo di Horizon o The Last of Us, sviluppato con cura, potrebbe avere senso. Ma deve partire dall'IP, non dal modello di monetizzazione.

La fiducia ha un prezzo

Quello che mi preoccupa di più non è la strategia in sé, ma il segnale che manda agli sviluppatori interni e ai fan. Continuare a investire in un'area che ha prodotto principalmente fallimenti, senza un cambio di rotta evidente, suggerisce che a livello dirigenziale ci sia una disconnessione dalla realtà del mercato e dalle aspettative dei giocatori.

I fan di PlayStation non vogliono un altro Concord. Vogliono un altro Bloodborne. Vogliono un altro Demon's Souls. Vogliono esperienze che solo PlayStation sa creare. Ogni volta che Sony dichiara fiducia nei live service senza un piano concreto e credibile, tradisce implicitamente quella promessa.

Hideaki Nishino è libero di credere in quello che vuole. Ma il mercato, alla fine, è un giudice molto meno paziente di un presidente ottimista.

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