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New York fa causa a Valve: loot box illegali nel mirino

4 min di lettura
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New York fa causa a Valve: loot box illegali nel mirino

Lo Stato di New York dichiara guerra a Valve e alle sue loot box

È notizia delle ultime ore: lo Stato di New York ha intentato una causa legale contro Valve Corporation, la società dietro Steam, accusandola di permettere — e di fatto promuovere — pratiche di gioco d'azzardo illegale attraverso le loot box presenti nei suoi giochi. Come riportato da PC Gamer, l'obiettivo dell'azione legale è triplice: bloccare Valve dal continuare a promuovere queste funzionalità, recuperare tutti i guadagni ottenuti in modo illecito e imporre sanzioni pecuniarie per la violazione delle leggi statali.

Non è la prima volta che qualcuno punta il dito contro le loot box — ma che sia uno degli Stati più influenti degli USA a muoversi legalmente contro il colosso di Bellevue è un segnale che non si può ignorare.

Cosa sono le loot box e perché fanno tanto discutere

Per chi non fosse aggiornato sul dibattito, le loot box sono meccaniche di gioco che permettono ai giocatori di acquistare — con soldi reali o valuta virtuale — delle "casse" il cui contenuto è casuale. Skin, oggetti rari, potenziamenti: mai si sa cosa si ottiene. È proprio questa aleatorietà a renderle, secondo molti legislatori e ricercatori, funzionalmente equivalenti a una slot machine.

Nel caso specifico di Steam, la questione è ulteriormente complicata dal mercato di scambio interno alla piattaforma, che consente agli utenti di comprare e vendere oggetti virtuali ottenuti tramite loot box con denaro reale. Questo ha creato nel corso degli anni un ecosistema parallelo di siti di skin gambling — alcuni tristemente noti, altri oscurati nel tempo — che hanno attirato soprattutto giocatori giovanissimi.

Il caso CS2 e l'eredità tossica del sistema

Il titolo più coinvolto in questa dinamica è senza dubbio Counter-Strike 2 (ex CS:GO), il cui mercato di skin ha raggiunto dimensioni economiche paragonabili a piattaforme di trading reali. Casse che costano pochi centesimi possono contenere skin dal valore di centinaia o migliaia di euro, e questo ha generato un'industria sommersa che Valve ha sempre guardato con un occhio semi-chiuso.

La domanda che molti si pongono da anni è semplice: Valve sapeva? Quasi certamente sì. E allora perché non ha agito? La risposta, altrettanto semplice, è che questo sistema genera profitti enormi attraverso la percentuale trattenuta da ogni transazione sul marketplace. Un incentivo economico difficilmente ignorabile.

Quali potrebbero essere le conseguenze per i giocatori

Se la causa dovesse andare in porto — o anche solo generare abbastanza pressione legale — le ripercussioni potrebbero essere significative per l'intera industria gaming:

  • Restrizioni alle loot box in tutti i giochi distribuiti tramite Steam, quantomeno per i residenti nello Stato di New York
  • Obbligo di trasparenza sulle probabilità di ottenere oggetti rari (già in vigore in alcuni Paesi, tra cui l'Italia)
  • Limitazioni al marketplace per gli scambi di skin con valore monetario reale
  • Effetto domino su altri editori e piattaforme, da EA a Activision Blizzard

È importante ricordare che l'Unione Europea e diversi Paesi europei — tra cui il Belgio e i Paesi Bassi — hanno già vietato o fortemente limitato le loot box. L'Italia ha introdotto obblighi di informazione, ma siamo ancora lontani da una regolamentazione organica del fenomeno.

Un segnale per l'intera industria

Quello che rende questa causa particolarmente rilevante non è solo il suo potenziale esito legale, ma il segnale politico e culturale che manda. New York non è uno Stato qualunque: è il centro finanziario e mediatico degli Stati Uniti. Una causa di questo tipo attirerà attenzione congressuale, mediatica e probabilmente ispirerà azioni simili in altri Stati americani.

Per Valve, da sempre schiva e riluttante a comunicare pubblicamente, questa potrebbe essere la sfida più difficile degli ultimi anni — più complicata persino della class action antitrust legata alle politiche di prezzo di Steam, che si è trascinata per anni prima di un accordo.

Nel frattempo, i giocatori italiani possono stare relativamente tranquilli: le normative europee offrono già alcune tutele. Ma l'invito è a restare informati, perché quello che succede oltreoceano spesso anticipa i cambiamenti che arriveranno anche da noi.

La nostra opinione

Siamo onesti: le loot box sono state un problema irrisolto per troppo tempo. L'industria ha preferito l'autoregolamentazione — quasi sempre inefficace — piuttosto che confrontarsi seriamente con le implicazioni etiche di queste meccaniche, soprattutto quando coinvolgono i minori. Che a muoversi sia uno Stato invece che un organismo di settore è, tutto sommato, la logica conseguenza di anni di inerzia. Valve dovrà rispondere, e questa volta non potrà farlo in silenzio.

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