Marvel Tōkon bloccato in 132 paesi: Sony non ha imparato nulla
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Il solito copione, la solita scena
C'è qualcosa di quasi tragicomico nel vedere Sony ripetere esattamente gli stessi errori. Marvel Tōkon: Fighting Souls, il nuovo picchiaduro sviluppato da Arc System Works, è già inaccessibile in 132 paesi ancor prima di aver trovato il suo pubblico — e il motivo è sempre lo stesso: il famigerato requisito di collegamento obbligatorio all'account PSN per giocare su PC.
Come riportato da Eurogamer, la situazione è paradossalmente grottesca: le pagine del gioco su Steam rimangono visibili anche per i giocatori che si trovano nei paesi bloccati, come se Sony volesse mostrare loro la vetrina di un negozio con la porta sbarrata a chiave. Un modo eccellente per alimentare la frustrazione e, quasi certamente, la pirateria.
Un déjà vu che fa malissimo
Chi segue il mondo gaming con attenzione ricorderà perfettamente il disastro di Helldivers 2 nel 2024, quando Sony tentò di imporre retroattivamente il collegamento PSN obbligatorio a un gioco già venduto a milioni di giocatori in tutto il mondo. Il risultato fu uno tsunami di recensioni negative su Steam, una retromarcia imbarazzante da parte dell'azienda e una figuraccia internazionale senza precedenti.
Ebbene, a distanza di due anni, Sony sembra aver archiviato quella lezione come se non fosse mai accaduta. Il requisito PSN è tornato, e con esso tutte le sue conseguenze prevedibili. La differenza è che questa volta il danno arriva prima del lancio, non dopo: un primato di cui Sony avrebbe potuto tranquillamente fare a meno.
Perché il requisito PSN è un problema strutturale
Vale la pena spiegare, per chi non avesse seguito la vicenda, perché questo requisito è così controverso. Il problema non è tecnico — collegare un account non richiede chissà quale sforzo. Il problema è geografico e politico: Sony non offre servizi PSN in molti paesi del mondo, il che significa che i giocatori residenti in quelle nazioni non possono semplicemente creare un account valido. Non è pigrizia, non è riluttanza: è un'impossibilità materiale.
Il risultato è che un giocatore in Bangladesh, in Vietnam o in decine di altri paesi può acquistare un gioco su Steam — una piattaforma globale e aperta — e poi scoprire di non poterci giocare per via di un vincolo imposto da una console war che non lo riguarda minimamente. È discriminazione geografica resa possibile da una politica aziendale ottusa.
- 132 paesi bloccati significa centinaia di milioni di potenziali giocatori esclusi
- Arc System Works, software house di grande talento, vede il proprio lavoro penalizzato da decisioni che non dipendono da loro
- Il brand Marvel, che dovrebbe garantire visibilità globale, viene invece soffocato da una burocrazia di account
Sony e la strategia PC: un rapporto ancora irrisolto
C'è una contraddizione di fondo nel modo in cui Sony approccia il mercato PC. Da un lato, l'azienda ha investito pesantemente nell'espansione delle sue IP su Steam — God of War, Horizon, Spider-Man — riconoscendo che il PC è un mercato enorme e redditizio. Dall'altro, continua a imporre logiche pensate per l'ecosistema chiuso della PlayStation su una piattaforma che, per definizione, è aperta e globale.
Queste due visioni sono fondamentalmente incompatibili. Non puoi voler conquistare il mercato PC e allo stesso tempo trattare i giocatori PC come utenti di seconda categoria, soggetti a restrizioni che non esistono su nessun'altra piattaforma. Prima o poi Sony dovrà scegliere che tipo di attore vuole essere su Steam: un publisher come gli altri, oppure un walled garden travestito da publisher.
Il vero danno: la reputazione di un intero genere
Un dettaglio che rischia di passare inosservato è chi ci rimette davvero in questa storia: Arc System Works. Studio giapponese venerato dagli appassionati di picchiaduro per capolavori come Guilty Gear Strive e Dragon Ball FighterZ, si ritrova con il proprio nuovo titolo amputato sul nascere da una decisione che non gli appartiene. I fan del genere — già una nicchia rispetto ai titoli mainstream — si vedono ulteriormente divisi da barriere artificiali.
Marvel Tōkon aveva tutte le carte in regola per essere un titolo interessante: un IP globale, un developer di qualità, un genere con una fanbase appassionata. Invece, ancor prima del day one, la conversazione non riguarda il gameplay o il roster dei personaggi, ma una disputa burocratica su account e restrizioni geografiche. È un fallimento di comunicazione e di strategia che Sony avrebbe potuto evitare con una singola decisione.
Conclusione: quando impari, Sony?
La domanda che ogni appassionato si pone in questo momento è semplice e diretta: quante volte deve succedere prima che Sony cambi rotta? Helldivers 2 era stato un campanello d'allarme assordante. Marvel Tōkon dimostra che quel campanello è stato spento e ignorato.
L'azienda di Yoshida ha risorse, talenti e IP invidiabili. Ha tutto ciò che serve per dominare anche il mercato PC in modo pulito e rispettoso. Ma finché continuerà a trattare i giocatori PC come ospiti non graditi nel proprio ecosistema chiuso, continuerà a generare scandali evitabili — e a regalare argomenti ai propri critici su un piatto d'argento.
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