Hasbro e Baldur's Gate 4: fermarsi sarebbe la mossa giusta
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Il problema non è trovare uno studio. Il problema è voler fare Baldur's Gate 4 a tutti i costi.
C'è qualcosa di profondamente sintomatico nel modo in cui Hasbro si sta muovendo attorno al brand di Baldur's Gate. Dopo che Larian Studios ha deciso di voltare pagina — rinunciando a qualsiasi sequel e puntando su nuove IP — la proprietaria dei diritti di Dungeons & Dragons si è messa in moto alla ricerca di qualcuno disposto a raccogliere quel testimone. Come sottolineato da PC Gamer, forse Hasbro dovrebbe smettere di cercare e invece imparare dalla lezione che Larian stessa ha già dato al settore: saper dire basta, e ricominciare da zero.
Larian ha capito quello che Hasbro non vuole ammettere
Swen Vincke e il suo team hanno costruito qualcosa di straordinario con Baldur's Gate 3. Un RPG che ha ridefinito le aspettative del genere, vinto ogni premio immaginabile e venduto decine di milioni di copie. Eppure, appena raggiunta la vetta, Larian ha scelto la strada più difficile: andarsene. Nessun DLC massiccio, nessun sequel annunciato, nessuna plastificazione del successo in franchise perpetuo.
Questa è una scelta artistica rara nell'industria videoludica moderna, dove la logica del sequel guaranteed domina qualsiasi discussione creativa. Larian ha dimostrato che si può avere il coraggio di chiudere un capitolo quando è ancora splendido, invece di diluirlo fino a renderlo irriconoscibile.
Hasbro, invece, ha fatto l'esatto opposto. Ha visto i numeri — giustamente impressionanti — e ha pensato: come possiamo replicarli? È una reazione comprensibile dal punto di vista finanziario. È però una reazione miope dal punto di vista creativo.
Chi potrebbe mai raccogliere quel testimone?
Questa è la domanda che Hasbro sembra non volersi porre onestamente. Baldur's Gate 3 non è stato un successo casuale: è il frutto di anni di lavoro di uno studio che aveva già una visione precisa, una storia con la serie Divinity e una cultura aziendale unica. Non si replica con un bando di gara.
Quale studio oggi avrebbe le capacità tecniche, narrative e artistiche per produrre un successore degno? Le grandi software house sono già impegnate nei loro franchise. Le medio-piccole rischiano di essere sopraffatte dalla portata del progetto. E qualunque studio venga scelto partirà già con un handicap enorme: il confronto con un capolavoro.
La storia dei videogiochi è piena di sequel mal riusciti perché cambiava lo studio di sviluppo. Non è necessario fare nomi: basta ricordare quanto sia difficile mantenere l'anima di un gioco quando cambiano le mani che lo costruiscono.
D&D merita di più di un sequel forzato
C'è poi un argomento che viene spesso trascurato in queste discussioni: Dungeons & Dragons come universo narrativo è infinitamente più grande di Baldur's Gate. Faerun è un mondo sterminato. I Forgotten Realms hanno decine di ambientazioni, fazioni, epoche storiche e tipologie di storie che non sono mai state esplorate in un videogioco moderno.
Perché non ambientare un nuovo GDR di D&D a Ravenloft, l'ambientazione gotica per eccellenza? O esplorare Spelljammer, con le sue navi spaziali magiche e i suoi pianeti fantastici? O ancora tornare su Planescape, già terreno fertile per uno dei RPG più visionari di sempre?
- Ravenloft — horror gotico, atmosfere dark, potenziale enorme
- Spelljammer — space fantasy, originalità garantita
- Planescape — filosofia, multiverso, narrativa complessa
- Eberron — steampunk magico, ambientazione modernissima
Qualunque di queste scelte sarebbe più coraggiosa e potenzialmente più interessante di un Baldur's Gate 4 fatto da uno studio diverso, con la pressione di dover eguagliare il predecessore.
Il vero rischio: bruciare un brand che vale oro
Hasbro ha già dimostrato in passato di saper fare scelte discutibili con i propri franchise. La gestione di Magic: The Gathering negli ultimi anni, con la OneD&D debacle e le polemiche sulla Open Game License, ha mostrato un'azienda che spesso privilegia la monetizzazione immediata sulla salute a lungo termine dei suoi brand.
Un Baldur's Gate 4 mediocre non sarebbe solo una delusione per i fan: sarebbe un danno reputazionale per l'intero brand videoludico di D&D, faticosamente ricostruito proprio grazie al successo di BG3. I giocatori non sono stupidi. Sanno riconoscere un sequel di facciata da un progetto genuino.
Conclusione: a volte non fare è la mossa più saggia
Hasbro dovrebbe smettere di pensare a Baldur's Gate 4 come a un'inevitabilità commerciale e iniziare a ragionare su cosa vuole davvero fare con uno dei brand di ruolo più amati al mondo. Larian ha fatto la cosa più difficile: si è fermata. Hasbro dovrebbe avere lo stesso coraggio — non di fermarsi per sempre, ma di non correre verso il sequel sbagliato solo perché i numeri del predecessore fanno gola.
Il prossimo grande gioco di D&D non deve essere Baldur's Gate 4. Deve solo essere grande.
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